Le Sorgenti della Musica
Apparso
postumo nel 1962,
questo volume
costituisce la summa
delle riflessioni e degli studi di un pioniere dell’etnomusicologia. Il sentiero
critico di Curt Sachs ha seguito criteri di comparazione musicale mediante
l’applicazione di parametri quali il ritmo, l’intervallo, il tempo, le scale ecc. ad
aree culturali e a periodi storici differenti, dalla musica del mondo classico e
preclassico alle civiltà extraeuropee, dove le funzioni, le norme e i significati
sociali del fare musica obbediscono a esigenze diverse. Le sorgenti della
musica offre un affresco acuto ed
equilibrato dello stato delle conoscenze
etnomusicologiche, con i loro quesiti e i
loro problemi. Mettendo in opera la sua
fine erudizione, Sachs fornisce un’analisi
delle varie culture musicali attraverso un
confronto critico, che naturalmente vede
in primo piano i riferimenti alla musica
colta della tradizione europea. Per
questi motivi il volume può essere
considerato come una preziosa
introduzione alla tipologia delle civiltà
musicali, in prevalenza di tradizione
orale; o anche come una storia
comparata delle culture musicali.
Curt Sachs (Berlino 1881-New York
1959) studiò pianoforte e composizione
e si laureò in storia dell’arte. Si dedicò a
studi di musicologia e, dal 1921, di
etnologia musicale. Trasferitosi a Parigi, collaborò con André Schaeffner al
Museo del Trocadero. Si stabilì poi definitivamente negli Stati Uniti dove insegnò
nelle maggiori università e creò una vera e propria scuola.
"Arrigo Boito, aneddoti e bizzarrie poetiche musicali" di
Raffaello de Rensis, è un libro edito nel 1942 dai Fratelli
Palombi Editori. Si tratta di
una raccolta di brevi capitoli
sulla vita e l'arte di Arrigo
Boito: "Nelle frequenti e
appassionate escursioni a
traverso la vita e l'arte di
Arrigo Boito - spiega l'autore
- m'è sfiliata innanzi una
serie di aneddoti, storielle,
curiosità, testimonianze (...).
Quando gli aneddoti sono
autentici e interessanti
aiutano a penetrare la
psicologia della personalità
a cui si riferiscono". Inclusi
anche due palindromi
musicali del Boito.
Arrigo Boito, aneddoti e bizzarrie
             poetiche musicali
Che tipo di legame può connettere due mondi apparentemente
lontani come la musica e la fisica quantistica? C’è qualcosa di
universale nel formalismo matematico della teoria dei quanti, che
va oltre le applicazioni fisiche tradizionali. Gli autori di questo
libro (due logici quantistici,
una musicologa e un
compositore) accompagnano il
lettore in un viaggio
affascinante in cui alcuni
celebri enigmi quantistici si
intrecciano con problemi che
riguardano la struttura e la
semantica delle composizioni
musicali. Lo stile del libro è
intuitivo e non presuppone
conoscenze tecniche di tipo
scientifico o musicale.
Co-autori sono Maria Luisa
Dalla Chiara, Roberto Giuntini,
Antonino Riccardo Luciani ed
Eleonora Negri.
      Dall'informazione quantistica alla musica
LA VERITA' SU SCHÖNBERG TEORICO
                di W. C.A. Grandi
Partendo dalla critica agli scritti teorici di Schönberg e dalle
sue interpretazioni di musiche romantiche e
protoromantiche che
presiederebbero
secondo Schönberg alla
disgregazione del
sistema tonale, il saggio,
del 1974, scritto a
quattro mani da Walter
Grandi e Cesare A.
Grandi, presenta tutta
una serie di analisi e
confronti stilistici
armonici veramente
approfonditi, rischiando
però, secondo alcuni, di
eccedere nella critica
estetica.
Lontani dagli occhi
“LONTANI DAGLI OCCHI -
                                        Vita, sorte e
miracoli di artisti esemplari”, il nuovo libro del
giornalista e storico musicale ENZO GENTILE, in cui l’autore ripercorre le vite
di cinque artisti uniti da un destino di chiaroscuri: Fred Buscaglione, Piero
Ciampi, Sergio Endrigo, Nino Ferrer ed Herbert Pagani, cantautori considerati
poeti, capaci di dipingere con una serie di canzoni indimenticabili un momento
preciso della nostra colonna sonora, e protagonisti del costume di un'epoca
dorata per il mondo italiano dello spettacolo. «Ci sono storie, avventure, vicende
umane che spesso non affiorano
nell'affrontare un artista, e la sua
produzione - racconta Enzo Gentile in
merito al libro -Quelle che ho raccolto in
questo lavoro navigano tra cronaca e varie
vicissitudini che hanno attraversato la vita
di cinque personaggi tra i più popolari e
amati della nostra canzone, figure che
hanno conosciuto un successo anche
clamoroso per poi venire travolte da un
destino di contraddizioni, isolamento, in
una deriva inarrestabile.
Qui ho scavato nella loro esistenza, anche
lontano dalle scene, per capire, io per
primo, uno dei meccanismi ineluttabili dello
show business: quello che conduce da
abbaglianti trionfi alla penombra o al buio
più feroce. Sono cinque protagonisti, per
certi versi capiscuola di una generazione:
gli esempi che potevo abbracciare erano più numerosi, ma qui si scovano
anche curiosi denominatori comuni, tra il jazz, il cinema, l'amore verso le arti
figurative, che hanno reso la scelta obbligatoria per iniziare un viaggio di
conoscenza, indagine, comprensione di un periodo».
La Musica e il disco
Gaisberg, tecnico del suono e direttore delle registrazioni per
la United States Gramophone Company di Londra dal 1898 al
1939, ha lasciato la
testimonianza delle sue
avventure discografiche,
alle prese con bizzarri
compositori, grandissimi
cantanti, celebri solisti e
direttori d'orchestra, in The
music goes around , una
sua autobiografia tradotta
in italiano da Leo
Brugnatelli e pubblicata nel
1949 con il titolo La musica
e il disco dalle edizioni
Bocca di Milano. Un libro
che non dovrebbe mancare
alla lettura degli
appassionati per la storia
dello stretto intreccio tra la nobiltà del canto, il gusto della
ricerca scientifica e tecnologica e l'industria col suo spirito
d'impresa e iniziativa. Gaisberg riuscì a fare la fortuna di
Enrico Caruso e sua registrando la voce del tenore dopo
averla udita alla Scala nel 1902 e accaparrandosi dieci
canzoni per un compenso di 100 sterline. Registrate su piatti
di shellac , la gommalacca nera che copriva i primi dischi, le
canzoni andarono a ruba tra gli italoamericani e convinsero gli
impresari dei teatri d'opera a ingaggiare il cantante
napoletano per una tournée che si concluse solo alla vigilia
della sua morte.
             
La Musica è Finita
Prima
dell’ascesa dei
cantautori i
testi della canzone
italiana non stavano né in cielo né in terra, occupati com’erano a edulcorare la
realtà delle cose. A dolcificare le relazioni tra uomini, donne & mamme (una
categoria protetta), a spargere deamicisianesimo e rime lacrimevoli come se
piovesse, a millantare amori di patria e amori filial-coniugali, pedagogismo
socio-sentimentale e fariseismo di facciata. La brusca virata si rintraccia nel
disincantato “Mi sono innamorato di te/ perché non avevo niente da fare” di Luigi
Tenco (1962). Da lì in avanti cambiano la
musica e i suonatori. Con l’acme dei
contenuti socio-politici, sopraggiunto nel
decennio aureo ‘73-‘83, quando i
cantautori fanno, dicono, cantano sul
serio cose serie. Se non pietre vere e
proprie, le parole delle canzoni diventano
cronaca & poesia dalla scena degli
eventi, ancorate con le unghie e coi
denti al qui e ora della realtà. Per la
gioventù movimentista degli anni
Settanta l’ingresso libero al Mondo
Nuovo è a un passo dal concretizzarsi, e
le prove tecniche di rivoluzione
transitano anche dalle parole della nuova
musica che gira attorno. Gli
asettici/vuoti anni Ottanta e i contingenti
Novanta riequilibreranno stato e senso
delle cose, attestandoli su livelli di
consuetudine e banalità. Con buona pace dei nostalgici del “messaggio”, per il
tripudio ebete dei sempiterni spensierati benpensanti. La musica è finita è allora
una specie di rewind. Un nastro che si srotola a ritroso nel tempo e nello
spazio.
       
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La Musica è Finita
Prima
cantautori i
italiana non stavano né in cielo né in terra, occupati com’erano a edulcorare la
realtà delle cose. A dolcificare le relazioni tra uomini, donne & mamme (una
categoria protetta), a spargere deamicisianesimo e rime lacrimevoli come se
piovesse, a millantare amori di patria e amori filial-coniugali, pedagogismo
socio-sentimentale e fariseismo di facciata. La brusca virata si rintraccia nel
disincantato “Mi sono innamorato di te/ perché non avevo niente da fare” di Luigi
Tenco (1962). Da lì in avanti cambiano la
musica e i suonatori. Con l’acme dei
contenuti socio-politici, sopraggiunto nel
decennio aureo ‘73-‘83, quando i
cantautori fanno, dicono, cantano sul
serio cose serie. Se non pietre vere e
proprie, le parole delle canzoni diventano
cronaca & poesia dalla scena degli
eventi, ancorate con le unghie e coi
denti al qui e ora della realtà. Per la
gioventù movimentista degli anni
Settanta l’ingresso libero al Mondo
Nuovo è a un passo dal concretizzarsi, e
le prove tecniche di rivoluzione
transitano anche dalle parole della nuova
musica che gira attorno. Gli
asettici/vuoti anni Ottanta e i contingenti
Novanta riequilibreranno stato e senso
delle cose, attestandoli su livelli di
consuetudine e banalità. Con buona pace dei nostalgici del “messaggio”, per il
tripudio ebete dei sempiterni spensierati benpensanti. La musica è finita è allora
una specie di rewind. Un nastro che si srotola a ritroso nel tempo e nello
La Musica è Finita
Prima
cantautori i
italiana non stavano né in cielo né in terra, occupati com’erano a edulcorare la
realtà delle cose. A dolcificare le relazioni tra uomini, donne & mamme (una
categoria protetta), a spargere deamicisianesimo e rime lacrimevoli come se
piovesse, a millantare amori di patria e amori filial-coniugali, pedagogismo
socio-sentimentale e fariseismo di facciata. La brusca virata si rintraccia nel
disincantato “Mi sono innamorato di te/ perché non avevo niente da fare” di Luigi
Tenco (1962). Da lì in avanti cambiano la
musica e i suonatori. Con l’acme dei
contenuti socio-politici, sopraggiunto nel
decennio aureo ‘73-‘83, quando i
cantautori fanno, dicono, cantano sul
serio cose serie. Se non pietre vere e
proprie, le parole delle canzoni diventano
cronaca & poesia dalla scena degli
eventi, ancorate con le unghie e coi
denti al qui e ora della realtà. Per la
gioventù movimentista degli anni
Settanta l’ingresso libero al Mondo
Nuovo è a un passo dal concretizzarsi, e
le prove tecniche di rivoluzione
transitano anche dalle parole della nuova
musica che gira attorno. Gli
asettici/vuoti anni Ottanta e i contingenti
Novanta riequilibreranno stato e senso
delle cose, attestandoli su livelli di
consuetudine e banalità. Con buona pace dei nostalgici del “messaggio”, per il
tripudio ebete dei sempiterni spensierati benpensanti. La musica è finita è allora
una specie di rewind. Un nastro che si srotola a ritroso nel tempo e nello

             EXTEMPORA: NUOVO CD

La musica, come tutte le forme d’arte, pretende un concetto di base iniziale da cui poi elaborare una forma, una creazione dettata anche dallo stato d’animo più recondito e non soltanto da un principio meccanico. Nel progetto “Extempora” la New Talents Jazz Orchestra presenta una proposta musicale basata su sette partiture che compongono l’opera prima dell’orchestra nella quale vengono realizzati brani strutturati composti appositamente dal sassofonista Daniele Tittarelli e da Mario Corvini, ideatore e direttore della NTJO. Gli arrangiamenti sono ben delineati, con ampi spazi solistici per l’ospite e per alcuni giovani solisti, con forme metriche temporali avulse da ogni logica meccanica e un concetto di ricerca sempre più incisivo della totalità. “Extempora” è l’espressione guidata dalle convenzioni gestuali del direttore Mario Corvini, come se a condurre l’orchestra fosse uno strumento musicale, una simbiosi catartica tra la gestualità e il suono, che Tittarelli filtra e rende suo. Gli arrangiamenti del progetto Extempora sono a cura di Mario Corvini e di Gianluigi Giannatempo.

             CARTOCCI: NUOVO LIBRO SUI BEATLES

Questo libro non è assolutamente una biografia dei Beatles, nemmeno in parte. Lo scritto analizza invece il fenomeno, verificatosi negli anni, in base al quale il gruppo di Liverpool è divenuto un mito moderno, un'icona globale; i suoi quattro componenti non vengono percepiti quasi più come "persone" ma sono divenuti degli eroi leggendari, un po' come Sherlock Holmes, Superman, Robin Hood (o anche Topolino). Vengono identificati i momenti chiave, avvenuti dal 1980 in poi, che hanno fatto sì che la band non fosse più immaginata come un gruppo "antico" e sciolto da decenni, ma come un qualcosa al di là del tempo, vivo nell'immaginario collettivo. Non manca un capitolo su John & Yoko, una sorta di sotto-Mito nel Mito.

                    BONALDO GIAIOTTI, una voce dal Friuli

 

Nato a Ziracco (Udine) il 25 dicembre 1932 BONALDO GIAIOTTI è l’ultimo rappresentante della grande tradizione dei bassi di scuola italiana. A New York lo scritturarono subito perché la sua voce assomigliava a quella di Ezio Pinza che era stato un idolo del Metropolitan. Al Met dove restandovi per ventisei stagioni arrivò nel 1960 a soli due anni dal debutto, si sviluppò gran parte della leggendaria carriera del cantante friulano che Rino Alessi ripercorre in questo volume edito da l’Orto della Cultura di Pasian di Prato (Ud) in cui, oltre a quella di Nello Santi, ha raccolto le testimonianze di Carlo Bergonzi compagno di scena di tante serate d’opera.

E di quattro bassi di scuola italiana che ne hanno seguito il consiglio o l’esempio (Carlo Colombara, Ferruccio Furlanetto, Luca Tittoto e MircoPalazzi), di chi ne ha patrocinato i frequenti ritorni in Friuli (Gabriele Ribis e l’ex Presidente dell’Ente Friuli nel Mondo Pietro Pittaro) e di chi ha condiviso con lui l’esperienza di giurato in concorsi internazionali (il soprano polacco Helena Lazarska). La prefazione è affidata a Giorgio Vidusso. E’ lo stesso Giaiotti che racconta, in coppia con la moglie Alice Weinberger, la sua vita di artista che “quanto a timbro, lunghezza dei fiati, qualità del legato, dizione, volume e pienezza delle note gravi non ha uguali” (Paolo Isotta).

 

RINO ALESSI, nato a Roma nel 1953, vive e lavora a Trieste. Giornalista professionista  dal 1982, redattore di “la Repubblica” dal 1981 al 1987, si è laureato in Lingua e Letteratura tedesca con Claudio Magris all’Università di Trieste. Come traduttore ha collaborato con BUR, Leonardo, Frassinelli ed Einaudi e, più recentemente con ORF Kärnten per i testi del programma “Servus Srecno Ciao Europa”. Nel 1991 ha fondato la Libreria Minerva di Trieste. Ha collaborato con la Scuola superiore di Lingue per interpreti e traduttori, Trieste.

Suoi articoli sono stati pubblicati dalle riviste “Teatro in Europa”, “Musica e Dossier”, “CD Classica”, “l’Opera”, sul quotidiano di Trieste “Il Piccolo” e, in tedesco, sulla “Tageszeitung” di Bolzano. Ha collaborato con il sito www.italianways.com. Ha pubblicato anche sui programmi di sala dell’Opéra de Lausanne, del Festival delle Valli di Agrigento, del Mittelfest di Cividale, del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e del Teatro Verdi di Trieste. E’ stato presidente del Circolo della Stampa di Trieste e vicepresidente dell’Associazione “Piccolo Festival del Friuli Venezia Giulia”.  E’ membro del comitato scientifico di Assolirica e blogger. Ha preso parte a diverse giurie di concorsi internazionali e suoi testi sono stati musicati da Marco Podda e Paolo Longo. Per Comunicarte Edizioni, Trieste, ha pubblicato “Piero Cappuccilli, un baritono da leggenda” (2009) e “Carlo Cossutta, un tenore venuto dal Carso” (2010). Per L’Orto della Cultura, Pasian di Prato (Ud) “Giuseppe Patanè, la bacchetta dell’anima” (2014).